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Mali di stagione

E’ sabato e io sono conciata da far schifo, con un tossone tremendo. Sì, ho dei lievi problemi con gli shock termici di Milano di questi giorni…
Per chi fosse alle prese con i mali di stagione come la sottoscritta, magari un ulteriore piccolo pezzetto su Ethan potrebbe farvi sentire meglio.

 

Chris gli aveva telefonato per anticipargli di avere terminato di raccogliere tutte le informazioni necessarie. Era proprio sulla strada di casa, intenzionato a raggiungerlo nel suo appartamento di lì a poco. Ma era stato troppo rapido. Quindi, o sul suo nuovo amministratore di sostegno non c’era niente di interessante da scoprire, oppure il suo autista era riuscito a trovare al primo colpo qualcosa che valesse la pena sfruttare quanto prima. Ethan sperò che la fortuna fosse dalla sua e che Sara fosse una serial killer che nascondeva in casa cadaveri mummificati e teste mozzate. O che organizzasse bische clandestine. Entrambe le possibilità gli parvero ugualmente interessanti.
Lo attese nervoso nel suo appartamento all’ultimo piano di un palazzo del Greenwich Village, che aveva comprato qualche anno prima per dispetto alla sua famiglia. La zona era infatti nota per il suo stile bohémien, ospitando diversi teatri Off-Broadway. Senza contare che da lì era partita, nel 1969, la propaganda di liberazione omosessuale. A suo tempo aveva cercato di acquistare un appartamento sopra una delle più antiche librerie gay del Paese, immaginando suo padre o suo fratello costretti a passarci accanto ogni volta che avessero osato andarlo a trovare – avvenimento raro come un arcobaleno bianco, giusto per rimanere in tema – ma poi l’attico del palazzo non era stato di suo gradimento. Così aveva finito per sceglierne uno a un isolato di distanza. Era evidente che il suo amore per la ribellione si scontrasse con gli effetti molto più pratici della comodità personale.

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